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Lo sbiancamento dei denti è un terreno fertile per la propagazione di metodi più o meno scientifici all’uopo sdoganati dalla collettività.

Qualsiasi sostanza particolarmente abrasiva può risultare più efficace di un semplice dentifricio, ma la comunità scientifica suggerisce un limite alla durezza delle paste dentifricie per scongiurare il rischio di demineralizzazione eccessiva dello smalto.

Anche se quasi mai riportato sulle confezioni, i comuni dentifrici sono sottoposti a dei vincoli nell’aggiunta di sostanze abrasive. Il potere levigante viene misurato in RDA (Relative Dentin Abrasivity) e non deve superare un valore di 200, anche se già da 100 in su un prodotto è considerato dannoso nel lungo periodo. Infatti le paste sbiancanti vanno utilizzate dietro prescrizione medica e solitamente per un periodo non superiore ai 15 giorni (anche per il fluoro ivi contenuto).

I normali dentifrici generalmente presentano valori in RDA intorno ai 60, infatti non risultano particolarmente efficaci nel rimuovere macchie di caffè o nicotina.

Molte sono le sostanze empiricamente consigliate per ovviare alle macchie dentali, ma anche il semplice bicarbonato sebbene efficace, presenta effetti collaterali consistenti nell’eccessiva erosione della dentina ed un aumento della sensibilità al freddo.

La moda che impazza da qualche anno in qua è il dentifricio al carbone attivo o carbone vegetale. Solitamente impiegato per regolare il transito intestinale, con il termine carbone attivo sono indicati tutti quei componenti a base di carbonio ad alta porosità; dall’alto potere adsorbente, questo è molto utile nel meteorismo intestinale o nel catturare sostanze tossiche ingerite, lascia dei dubbi la sua applicazione nell’igiene dentale.

Se utilizzato in combinazione con sostanze schiumogene quali quelle presenti nei dentifrici e strofinato sui denti come si farebbe con tutti gli altri prodotti, questo effettivamente conferisce un certo sbiancamento della dentina, ma ne comporta anche un’asportazione notevole. Diciamo che il suo potere sbiancante è paragonabile all’argilla presente nelle paste cosmetiche orali ad alto potere sbiadente.

Ma il carbone attivo potrebbe realmente consistere in uno sbiancante dentale se usato diversamente da un dentifricio. La pasta a base di carbone vegetale dovrebbe essere semplicemente spalmata su denti e gengive, lasciato in loco per 10 minuti, per poi essere rimosso.

Le sostanze assorbenti contenute nel carbone dovrebbero essere impiegate per agire chimicamente sui denti e non usare quest’ultimo confidando sulle caratteristiche meccaniche di una polvere dura.

Esistono in commercio dentifrici sbiancanti a bassa abrasività (RDA intorno ai 30) che analogamente agiscono chimicamente. Questi sono preferibili ad altri a base di argille dure o carbone, dall’alto potere abrasivo; efficaci anche nel breve periodo ma potenzialmente dannosi per i denti stessi.

Inoltre è da ricordare che smacchiare i denti per un piacere puramente estetico non risolve il problema della pulizia, che comunque va effettuata con tutti i criteri (spazzolino medio duro, strofinamento verticale per almeno 4 minuti, filo interdentale).

Una buona pulizia domiciliare abbinata ad una periodica pulizia profonda da parte del dentista oltre che mantenere i denti bianchi, contribuisce ad eliminare la placca batterica e il tartaro, che sono i reali nemici della bocca.

19 Mag, 2016

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